Cosa distingue un essere umano vivo da una persona non viva?
Cioè, se mi schianto con l'auto e mi salvano ma cado in coma e finisco per essere dipendente da una macchina, sono ancora degno di venir indicato come essere umano?
Se una malattia degenerativa mi consuma togliendomi libertà di movimento, di pensiero e di interazione col mondo, posso considerare questa un'esistenza degna di essere vissuta?
Quando si parla della sacralità della vita e si mette in campo Dio contro la scienza, come dovremmo giudicare il fatto che una persona si salva da malattie, incidenti o respira, anche se in coma profondo, solo ed esclusivamente grazie all'ausilio di macchine e di cure che finiscono per accanirsi contro la dignità della persona pur di tenerlo legato a una vita che non da' e non toglie nulla?
Se il Dio tanto spesso invocato ferma l'auto che sta per schiantarsi, o guarisce la persona colpita da una malattia degenerativa o mortale prima che ella soccomba a queste situazioni, allora possiamo parlare di miracolo e di una continuità di uno stato naturale, anche se l'intervento divino dovrebbe essere considerato soprannaturale...
Ma quale misericordia e naturalità ci possono essere in un uomo, una donna o un bambino legate a macchine che lo fanno respirare, o sottoposto a continui esami e somministrazione di droghe e altre sostanze chimiche per impedire l'avanzamento inevitabile di malattie e altre rogne?
Certo, bisogna tenere conto della volontà delle persone.
Se hanno deciso di lottare per salvarsi, o restano aggrappate alla loro esistenza nonostante i sacrifici e le sofferenze, tanto di cappello al loro coraggio e alla loro forza.
Ma bisogna tenere conto allo stesso modo chi invece questa forza e questo coraggio non li hanno, o più semplicemente, rifiutano di legarsi a qualcosa che forse li fa' respisare ma impedisce loro di vivere.
