venerdì 17 ottobre 2008

Ash Saseen

E' il mio nome. Quello che leggete come titolo di questa nota, voglio dire.
E' anche il nome del mio mestiere.
Ultimamente le cose non vanno troppo bene, troppe guerre, troppi affari loschi.
La gente preferisce affidare quello che una volta era il mio lavoro a truppe specializzate o a organizzazioni che praticano l'eutanasia non volontaria da decenni.
Così, per sopravvivere devo accontentarmi di qualche lavoro di poco conto, aspettando paziente che ritorni un tempo florido.
Cosa faccio, mi chiedete?
Ora, mi occupo di eliminare barboni, immigrati clandestini e mignotte di varie nazionalità.
Certo anche qui la concorrenza è spietata, con le leggi che stanno applicando quelli del Nord vestiti di verde, immigrati e co. non hanno molte più speranze di restare qui, e se rimangono calndestinamente, intervengo io.
Sono casi rari, comunque, e non è che mi diverta particolarmente con queste prede.
Sono spaventate, malnutrite e non hanno la voglia o la forza di scappare, ma alcuni gruppi mi sfuggono grazie alla benevolenza delle Famiglie locali, che li accolgono nelle loro amorevoli braccia, o per mano di qualche imprenditore che associa l'aggettivo "nero" non solo al colore della pelle dell'eventuale operario ma anche al tipo di lavoro che esso svolge.
Un gran casino, tutti che cercano di inculare tutti, e io che cerco di tenermi fuori tiro.
Non ho padroni, mi piace lavorare per conto mio, ma proprio ieri mi è arrivata la chiamata di un tipo che funge da contatto con alcune Famiglie estere e che conosco per un lavoro di alcuni anni prima.
Ash, mi dice, come ti butta?
Fai come le uova e vai al sodo, replico io, seccato che il tipo si ricordi ancora del mio numero di cellulare.
Lui mi fa', ecco allora, voglio che tu faccia un lavoro per me, che poi sarebbe un lavoro per la Famiglia del Paese delle grandi opportunità, che lavora per un rispettabile cittadino e politicante di quello stesso Paese.
Penso di rifiutare ma che cavolo, la cifra che mi offrono è davvero molto elevata e potrei scegliermi il lavoro invece di arrabbattarmi con gli incarichi che racimolo.
E poi non è che mi leghi a qualcuno, in questo modo, no?
Così vado all'appuntamento che mi ha preso il tizio e ci incontro il committente o meglio, un amico del committente estero, che mi spiega cosa vogliono che io faccia per loro.
Tu ti occupi dei Pelle Scura, mi chiede e io, tra le altre cose.
Allora ecco un bel compito per te.
C'è un Pelle Scura da fare fuori. Un pezzo grosso.
Grosso quanto. chiedo.
Il tizio sorride.
Grosso come Giove. Un ostacolo per la carriera del mio amico di fuori.
Sai, mi dice, non va' per niente bene che un Pelle Scura come lui possa sedersi nella Casa Bianca.
Non ci piacciono i contrasti.
Li fisso, il tizio e l'amico, come se fossero impazziti.
Ma come potrei arrivare fino a Lui? chiedo ancora, scosso, e i due mi porgono un dischetto:
Qui ci sono tutte le indicazioni necessarie, mi dice il committente e poi, con un altro sorriso degno di una iena a cui sia andato di traverso il pasto mi chiede ancora:
Cos'è. hai paura?
No, replico veloce, ma in effetti spaventato lo sono.
Ma una parte di me è anche eccitata al pensiero di avere un lavoro del genere tra le mani.
E' pericoloso e non è detto che ne esca vivo ma che cavolo, non ho mai avuto nessuno intenzione di arrivare integro alla vecchiaia.
CONTINUA...