martedì 28 ottobre 2008

Ash Saseen

Seduto sul davanzale della finestra, osservo il panorama, la città ai miei piedi, la folla festante, un tripudio di auto, palloncini colorati, uomini, donne e bambini, tutti ammassati sulla strada, o meglio, ai bordi della larga strada principale, ad aspettare l'eletto, il loro Re personale, il Pelle Scura che ha vinto contro tutti i pronostici.
Il luogo prescelto per compiere il mio lavoro è vicino al tratto finale della sfilata in auto.
Mister president passerà di qui sotto tra meno di venti minuti e dopo, avrò tutto il tempo per fuggire indisturbato, anche perchè la maggior parte dei poliziotti in strada è al soldo del mio mandante.
Un lavoro pulito- a questa distanza ovviamente, chi si troverà al cospetto del Pelle Scura nell'auto scoperta verrà schizzato di sangue e materia cerebrale più qualche ossicino- rischioso ma non più di quelli che ho assolto negli anni precedenti alla Grande Riforma.
Prendo il fucile, non il mio, anche questo è un dono dei committenti e me ne sbarazzerò in seguito, osservo la strada e gente e o rovenditori di hot dog sulla strada, sotto di me, come riescano a incastrarsi così bene non riesco a capirlo, per un po' mi diverto a puntare questa o quel tizio, le teste ingigantite dal mirino telescopico, i visi sorridenti, me li immagino rattrappirsi in una smorfia sorpresa, prima di cadere, o forse no, forse rimarrebbero in piedi per qualche secondo, retti dalla folla, prima che la gente attorno si renda conto di quel che è successo e cerchi di fuggire via, inorridita e spaventata.
Bang, un bel colpo, una cosa rapida, sicuramente meglio delle malattie, della vecchiaia, delle prigioni e delle torture ormai quasi di norma dopo la solita Grande Riforma.
Ma sono una persona seria e faccio bene il mio lavoro e il mio lavoro oggi consiste nell'eliminare il Pelle Scura prima che si insedi ufficilamente nella Casa Bianca, per lasciare libero il posto a un più conforme Pelle Bianca come me.
Non lo faccio per odio, nè ho qualcuna di quelle altre manie che prendono tanto la gente in questi anni, come la religione o la supremazia di un'etnia rispetto a un'altra.
E' il mio lavoro.
Punto e basta.
I venti minuti sono passati, ma ho considerato il ritardo dovuto al traffico di gente che, se pur tenuta a bada dagli agenti, ostruisce a tratti la via come un grumo di grasso un'arteria, provocando un infarto o un ictus.
Io però sono sano e calmo, e quando compare l'auto inquadro il bersaglio col mirino.
La testa del Pelle Scura è al centro del mirino, mentre la guardo penso a campi di cotone, a schiavitù antiche e moderne, ai pregiudizi che, come diceva Einstein, sono più difficili da rompere di un atomo.
Sorriso, pronto a sparare.
E in quel momento, sento la voce alle mie spalle:
"Non farlo."
CONTINUA...













venerdì 17 ottobre 2008

Ash Saseen

E' il mio nome. Quello che leggete come titolo di questa nota, voglio dire.
E' anche il nome del mio mestiere.
Ultimamente le cose non vanno troppo bene, troppe guerre, troppi affari loschi.
La gente preferisce affidare quello che una volta era il mio lavoro a truppe specializzate o a organizzazioni che praticano l'eutanasia non volontaria da decenni.
Così, per sopravvivere devo accontentarmi di qualche lavoro di poco conto, aspettando paziente che ritorni un tempo florido.
Cosa faccio, mi chiedete?
Ora, mi occupo di eliminare barboni, immigrati clandestini e mignotte di varie nazionalità.
Certo anche qui la concorrenza è spietata, con le leggi che stanno applicando quelli del Nord vestiti di verde, immigrati e co. non hanno molte più speranze di restare qui, e se rimangono calndestinamente, intervengo io.
Sono casi rari, comunque, e non è che mi diverta particolarmente con queste prede.
Sono spaventate, malnutrite e non hanno la voglia o la forza di scappare, ma alcuni gruppi mi sfuggono grazie alla benevolenza delle Famiglie locali, che li accolgono nelle loro amorevoli braccia, o per mano di qualche imprenditore che associa l'aggettivo "nero" non solo al colore della pelle dell'eventuale operario ma anche al tipo di lavoro che esso svolge.
Un gran casino, tutti che cercano di inculare tutti, e io che cerco di tenermi fuori tiro.
Non ho padroni, mi piace lavorare per conto mio, ma proprio ieri mi è arrivata la chiamata di un tipo che funge da contatto con alcune Famiglie estere e che conosco per un lavoro di alcuni anni prima.
Ash, mi dice, come ti butta?
Fai come le uova e vai al sodo, replico io, seccato che il tipo si ricordi ancora del mio numero di cellulare.
Lui mi fa', ecco allora, voglio che tu faccia un lavoro per me, che poi sarebbe un lavoro per la Famiglia del Paese delle grandi opportunità, che lavora per un rispettabile cittadino e politicante di quello stesso Paese.
Penso di rifiutare ma che cavolo, la cifra che mi offrono è davvero molto elevata e potrei scegliermi il lavoro invece di arrabbattarmi con gli incarichi che racimolo.
E poi non è che mi leghi a qualcuno, in questo modo, no?
Così vado all'appuntamento che mi ha preso il tizio e ci incontro il committente o meglio, un amico del committente estero, che mi spiega cosa vogliono che io faccia per loro.
Tu ti occupi dei Pelle Scura, mi chiede e io, tra le altre cose.
Allora ecco un bel compito per te.
C'è un Pelle Scura da fare fuori. Un pezzo grosso.
Grosso quanto. chiedo.
Il tizio sorride.
Grosso come Giove. Un ostacolo per la carriera del mio amico di fuori.
Sai, mi dice, non va' per niente bene che un Pelle Scura come lui possa sedersi nella Casa Bianca.
Non ci piacciono i contrasti.
Li fisso, il tizio e l'amico, come se fossero impazziti.
Ma come potrei arrivare fino a Lui? chiedo ancora, scosso, e i due mi porgono un dischetto:
Qui ci sono tutte le indicazioni necessarie, mi dice il committente e poi, con un altro sorriso degno di una iena a cui sia andato di traverso il pasto mi chiede ancora:
Cos'è. hai paura?
No, replico veloce, ma in effetti spaventato lo sono.
Ma una parte di me è anche eccitata al pensiero di avere un lavoro del genere tra le mani.
E' pericoloso e non è detto che ne esca vivo ma che cavolo, non ho mai avuto nessuno intenzione di arrivare integro alla vecchiaia.
CONTINUA...











martedì 14 ottobre 2008

Vita o non vita?

Cosa distingue un essere umano vivo da una persona non viva?
Cioè, se mi schianto con l'auto e mi salvano ma cado in coma e finisco per essere dipendente da una macchina, sono ancora degno di venir indicato come essere umano?
Se una malattia degenerativa mi consuma togliendomi libertà di movimento, di pensiero e di interazione col mondo, posso considerare questa un'esistenza degna di essere vissuta?
Quando si parla della sacralità della vita e si mette in campo Dio contro la scienza, come dovremmo giudicare il fatto che una persona si salva da malattie, incidenti o respira, anche se in coma profondo, solo ed esclusivamente grazie all'ausilio di macchine e di cure che finiscono per accanirsi contro la dignità della persona pur di tenerlo legato a una vita che non da' e non toglie nulla?
Se il Dio tanto spesso invocato ferma l'auto che sta per schiantarsi, o guarisce la persona colpita da una malattia degenerativa o mortale prima che ella soccomba a queste situazioni, allora possiamo parlare di miracolo e di una continuità di uno stato naturale, anche se l'intervento divino dovrebbe essere considerato soprannaturale...
Ma quale misericordia e naturalità ci possono essere in un uomo, una donna o un bambino legate a macchine che lo fanno respirare, o sottoposto a continui esami e somministrazione di droghe e altre sostanze chimiche per impedire l'avanzamento inevitabile di malattie e altre rogne?
Certo, bisogna tenere conto della volontà delle persone.
Se hanno deciso di lottare per salvarsi, o restano aggrappate alla loro esistenza nonostante i sacrifici e le sofferenze, tanto di cappello al loro coraggio e alla loro forza.
Ma bisogna tenere conto allo stesso modo chi invece questa forza e questo coraggio non li hanno, o più semplicemente, rifiutano di legarsi a qualcosa che forse li fa' respisare ma impedisce loro di vivere.






venerdì 10 ottobre 2008

MISTER PAURA.com

Salve, come vi va la vita? Bene, dite? Ne siete proprio sicuri? Voglio dire, so che avete un lavoro,ma con la crisi odierna... Riduzioni del personale, necessarie al bene comune, forse a scapito di pochi ì. E sei voi foste quei pochi? E la famiglia? Un partner fedele, figli educati, studiosi... Per ora. Eh sì, perchè un domani potreste trovarvi di fronte degli adolescenti con l'orecchino al naso e i capelli tinti di viola, anti capitalisti ma capaci di esautorare le casse di casa con la velocità di un lampo. E il partner? Fedele, sì, ma con la crisi dei quarant'anni... La segretaria gentile, che lo capisce tanto bene, l'istruttore di tennis, che sa cogliere la palla al balzo... Va bene, ma almeno, dite, abitate in una città sicura. Sicura? Ma vi siete visti attorno? Immigrati ovunque, stranieri che si insinuano più o meno legalmente all'interno delle vostre attività sociali ed economiche. Fanatici religiosi che osano ardire la costruzione di luoghi di culto personali, ambulanti che chiedono l'elemosina e intralciano il cammino dei civili cittadini a piedi, quelli che imbrattano i vetri delle vostre auto o vi lanciano fazzoletti di carta di marca cinese attraverso i finestrini intralciando il traffico delle auto degli onesti cittadini, quelli che chiedono asilo politico e poi spacciano nelle vie del centro, magari vendendo schifezze ai vostri figli...
E poi i mafiosi locali, quelli che non denuncerete mai perchè vi hanno aiutato a trovare il lavoro- ma non a conservarlo- o perchè sono amici del sindaco, o sono il sindaco, o il presidente del consiglio...
E poi le malattie. Vi rendete conto di quanto siete fragili? Di quante cose possono capitarvi, di quante schifezze mangiate e bevete, e respirate? E dove potreste scappare? Su Marte?
E gli incidenti? Visto mai che uscite di casa e un pazzo ubriaco a bordo del suo SUV - acronimo per stupid ugly veicle- vi viene addosso strappandovi la calotta cranica, se siete fortunati altrimenti potreste sopravvivere ma rimanere immobilizzati a vita. E poi, tristi e tetraplegici, trovarvi nella corsia della infermiera che pratica eutanasia a tutti i poveri sfortunati del reparto, anche quelli contrari alla dolce morte...
E che dire del pericolo nucleare, della guerra fredda sempre più calda?
Insomma, di cosa dovreste essere sicuri? Il mondo è diventato un cesso e va a rotoli.
Abbiate paura.



venerdì 3 ottobre 2008

LIBERTA', CHE BELTA'

Sono uno spirito pratico. Non credo nelle parole se vengono usate solo per costruire parafrasi che colmino vuoti spirituali ed emotivi. La parola libertà è una delle più udite, sfruttate come le prostitute per strada, e i magnaccia per la maggior parte delle volte sono politici che fanno largo utilizzo di una parola di cui non conoscono il significato intrinseco.
Cosa vuol dire essere liberi?
Di certo è positivo poter esprimere la propria opinione, come me adesso, e accettare critiche od opinioni contrari, che non mi serviranno a cambiare idea ma sicuramente a vedere le cose sotto un profilo diverso, e magari ad aprirmi nuovi orizzonti.
E' importante altresì la libertà di voto- ma non serve se alla fine sono i politici stessi che si scelgono il rappresentante per il parlamento e il senato, vedi legge elettorale ora in vigore in Italia.
E' indispensabile che ogni cittadino abbia libertà di scegliere il proprio indirizzo politico ma non è giusto che chi ha tendenze fasciste o pseudo dittatoriali- e per esempio chiede l'immunità anche se è già sotto processo e dovrebbe dare il buon esempio tanto maggiormente quanto più alta è la carica che ricopre, invece di fuggire vigliaccamente per non pagare il proprio debito alla società- utilizzi la libertà democratica del proprio Paese per esercitare restrizioni ai danni di altri cittadini o anche nei confronti di chi cittadino legalmente non è e non per propria colpa- vedi leggi sull'immigrazione e di come cazzo sia impossibile avere permesso di soggiorno, lavoro e casa e quindi diventare regolare.
E' normale scegliere il proprio partner secondo le proprie esigenze sessuali ed emotive, e a meno di non usare coercizione o violenza, o approfittare di persone incapaci di intendere e volere o troppo piccole per capire, si deve lasciare a ogni persona il diritto di vivere la propria vita relazionale e sessuale come più e con chi più gli aggrada.
E' normale anche, entro certi limiti, che si voglia credere in qualcosa di spirituale, superiore all'Uomo, che si voglia chiamare Dio o come vi pare, e dovrebbe essere tutelata, come dice la nostra Costituzione, la libertà di credo, ma penso, e scusate se sono atea, che la fede sia più una questione personale e mai, MAI deve essere usata per costringere altre persone a credere nella stessa religione, o a seguire dogmi che non hanno nulla di naturale e che per questo dovrebbero dimostrare la loro inesattezza, giacché se un creatore esiste, dovrebbe accettare che l'uomo è un animale con impulsi animali, e accettare che si faccia sesso anche fuori dal matrimonio o che le donne vadano in giro senza ricoprirsi con mantelli, veli, e tutta un'altra serie di cazzate tessili e che se io voglio morire mi si deve lasciare la libertà di farlo specie se sto soffrendo inutilmente per una malattia incurabile o decidere, se sono donna, di gestire la mia maternità o meno.
Chi parla di libertà dovrebbe in primo luogo capire che essa è di difficile gestione, che solo persone mature e responsabili sapranno farlo senza dover usare leggi troppo costrittive, perchè ogni limitazione distrugge la libertà e bisogna anche accettare i pericoli della democrazia.
O volete davvero vivere in un regime?
Per alcuni potrebbe essere unbel sogno da realizzare, ma mi piacerebbe sapere se queste persone lo desidererebbero davvero ancora tanto se fossero dalla parte sbagliata della barricata- vedi minoranze etniche, religiose, sessuali, dittature militari etc. etc.