Il tuo ciuffo di capelli neri, sparsi sapientemente su guance e fronte, sperando di celare forse l'espressione vuota nei tuoi occhi.
Le tue labbra tumide, pronte-al-bacio, sempre socchiuse in un sorriso irriverente, o così tu pensavi.
Il tuo fisico snello, la tua aria da ragazzaccio pronto a ravvedersi.
Eppure,tutte queste fonti di pericoloso disprezzo, ciò che in altri tempi mi avrebbe fatto scappare da te più rapidamente di un fotone dal sole, quella sera mi portarono al tuo cospetto.
Mi osservasti a lungo, valutando l'offerta.
Di solito eri tu quello che cercava e offriva, ma quella sera pensasti, probabilmente, che era la tua serata, o che il tuo fascino letale cominciava a colpire al di fuori della cerchia di ragazzine isteriche facenti parte del tuo fan club.
-Ehi, sei l'amica di Roxana, forse? O la madre di qualche mia fan?-
Sorrisi, misteriosamente mi allontanai verso la macchina, fischiasti ammirato alla vista del mercedes argentato, facesti qualche altro commento idiota a cui continuai a non rispondere.
Ti tirai bruscamente a bordo, protestati un po', il mio silenzio ti irritò e sporgenti un broncio infantile, ma per poco, il tuo ego enorme ti proteggeva dai rancori a lungo termine.
Cavolo, se non fossi stato così prolisso verbalmente, se ti fossi limitato a seguirmi nella stanza lasciandomi dare sfogo al mio impulso, se non ti fossi fermato spesso e volentieri ad ammirarti nello specchio che rifletteva i nostri progressi-pochi-fino al letto e all'atto conclusivo di quel procedimento...
Insomma, avevo trovato quell'espediente per evitare stragi inutili, ok?
Dopotutto il sesso è un'ottima valvola di sfogo e permette alla mia parte meno simpatica-dipende dal punto di vista, ovviamente, con cui mi si vede e quanto mi si conosce...-di essere meno famelica e impulsiva quando arriva la madre.
E a volte riesco persino a eludere il suo controllo e a placare la mia fame interiore dirigendomi in zone boschive.
Ma avevo trascurato la madre fino a quando non era stato troppo tardi e l'unica cosa che potessi fare era rallentare il processo di mutazione, e per quello mi serviva un maschio e un'ora o poco più di sano e sfrenato sesso.
Dunque, è colpa tua, mio caro, se siamo arrivati a questo punto.
Continuavi a fissarti nello specchio nonostante avessi messo in mostra i miei attributi migliori, parlavi di te e dei tuoi fan piegando lo spazio tempo nelle tue vicinanze solo con la forza del tuo ego dannato...
E io, sbirciando dalla finestra accanto il letto, scorsi troppo tardi il luminoso profilo della madre che avanzava...
E mi trasformai.
Quasi non ti accorgesti del cambiamento, fino a quando non fu troppo tardi.
E anche mentre infierivo su di te gridavi: -Non il volto, il volto nooo!-
Eri un ragazzino e io forse avrei dovuto lasciarti perdere, ma ero così AFFAMATA!
Perdonami.
Te lo dico sinceramente, col cuore in mano.
Il tuo.
Sai?
Batte ancora. Un po'.
martedì 31 agosto 2010
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